Innovativi e travagliati.
Quando nel 1997 il singolo "Bitter Sweet Symphony" li trasforma in un fenomeno delle classifiche musicali, i Verve non sono all'inizio della loro avventura. Anzi: hanno già macinato anni di attività, musica, litigi, cause legali e abuso di sostanze stupefacenti.
Ciò non toglie che nel frattempo siano diventati gli alfieri di un brit-pop fortemente originale, creativo e seminale, capace di mescolare rock, pop, psichedelia e di fare la storia pur avendo prodotto giusto un paio di album (quello del 1997 è il terzo in studio).
Le radici di tutto questo ben di dio affondano in una cittadina dell'Inghilterra del nord (Wigan): è qui che nel 1989 i Verve vedono la luce grazie al cantante Richard Ashcroft, al chitarrista Nick McCabe, al bassista Simon Jones e al batterista Peter Salisbury.
Dopo una serie di esibizioni live esplosive, nel 1991 la band è scritturata da Hut Records (sussidiaria di Virgin), che l'anno successivo pubblica i singoli "All In The Mind", "She's A Superstar" e "Gravity Grave", insieme all'EP "Verve" che giunge in dicembre.
Risultato: la critica si innamora di loro e mette sugli allori soprattutto McCabe e Ashcroft. Il pubblico di nicchia risponde con altrettanto interesse, ma siamo lontanissimi dal successo e lo stesso destino tocca al disco d'esordio: "A Storm In Heaven" esce a giugno del 1993, entusiasma la critica, ma resta nelle zone basse della classifica.
In mancanza di successo si fanno maggiormente sentire le difficoltà nei rapporti personali all'interno dei Verve, soprattutto fra Ashcroft e McCabe. Nel corso del 1994 altri due eventi contribuiscono a peggiorare le cose.
Il primo ha a che fare con l'abuso di droghe da parte di Richard Ashcroft, che finisce pure in ospedale.
Il secondo riguarda l'etichetta discografica Verve, che fa causa al gruppo e ottiene che il nome venga cambiato in The Verve. L'esordio della nuova denominazione avviene a maggio del 1994 con "No Come Down", compilation di B-sides e outtakes più una versione live di "Gravity Grave" e una versione acustica di "Butterfly" (brano dal disco d'esordio).
Dopo un anno di casini uno si aspetta che i Verve si diano una regolata. Invece le registrazioni del secondo disco lungo vanno avanti a suon di ecstasy e litigi (peccato, perché all'inizio sembrava che le cose andassero meglio).
Nonostante questo "A Northern Soul" (1995) è un altro album da urlo, che si allontana dalla neo-psichedelia per abbracciare maggiormente il rock alternativo e diventare una pietra miliare del neonato Britpop.
Il critica conferma l'entusiasmo, le vendite vanno meglio, però i Verve non sfondano. Finisce che tre mesi dopo l'uscita del disco Richard Ashcroft decide di porre fine al gruppo. Poi ci ripensa, bastano poche settimane, ma Nick McCabe si rifiuta di tornare e così ecco arrivare un nuovo chitarrista (Simon Tong). È lui che termina il tour del 1996 e che inizia a lavorare al nuovo LP.
Durante le incisioni, nelle quali gira un sacco di droga, torna in formazione anche McCabe, trasformando il gruppo in un quintetto. A settembre del 1997 i 'nuovi' Verve battezzano "Urban Hymns" e grazie soprattutto al singolo "Bitter Sweet Symphony" conoscono il loro primo, enorme successo commerciale.
Non mancano i casini legali, perché il brano utilizza un sample da "The Last Time" dei Rolling Stone e questo non piace a Allen Klein, patron di ABKCO Records e proprietario dei diritti sul pezzo. La cosa finisce in tribunale, Klein vince e incasina la possibilità di guadagno dei Verve.
Sia come sia, "Urban Hymns" sforna altri singoli di successo e dunque il peggio è scongiurato. Solo dal punto di vista economico, però, perché fisicamente e psicologicamente la band è ai ferri corti: durante il tour del 1997/98 il bassista Simon Jones collassa sul palco; qualche tempo più tardi McCabe e Ashcroft si prendono a botte e finisce che il chitarrista abbandona la band con una mano rotta.
In questo momento tutti considerano i Verve il miglior gruppo rock del mondo.
Peccato che loro stiano morendo: qualche concerto live lo si fa con B. J. Cole alla chitarra, ma nell'aprile del 1999 viene ufficialmente confermata la fine della band.
Ognuno va per la sua strada, Richard Ashcroft ne approfitta per ripulirsi dalle droghe e alla fine, il 26 giugno 2007 ecco la notizia attesa dai fan: i Verve tornano insieme proponendo la formazione originale a quattro,.
L'obbligo contrattuale imponeva ad Ashcroft di registrare un album solista, ma all'inizio non è parsa una minaccia per il futuro dei Verve, a detta di Jones. In realtà la band è rimasta inattiva per tutto il periodo finale del 2008, inducendo McCabe a dichiarare che "i Verve sono in vacanza".
McCabe e Jones hanno poi cominciato a portare avanti un loro progetto, formando i Black Ships.
Nell'agosto 2009 il Guardian ha riportato la notizia del terzo scioglimento della band.
Il 7 luglio 2010, Ashcroft ha confermato che la band "è finita per sempre", anche se qualche settimana dopo non ha escluso un'altra riunione.
(Fonte: Mtv.it)